Cinque voci per il futuro: i giovani artisti italiani che stanno ridisegnando la scena contemporanea
L'arte italiana ha sempre saputo rinnovarsi attraverso le generazioni. Dopo il Futurismo, dopo Arte Povera, dopo la Transavanguardia, ogni decennio ha prodotto le proprie figure di riferimento. Oggi, in un momento di profonda trasformazione culturale e sociale, una nuova generazione di artisti sta prendendo forma — con strumenti diversi, linguaggi inediti e uno sguardo sul mondo che non teme confronti internazionali. Li abbiamo cercati nei loro studi, nelle gallerie indipendenti, nei residency program. Ecco chi sono.
1. Giulia Ferrante, 29 anni — Napoli
Pratica artistica: pittura figurativa e installazione tessile
Giulia Ferrante lavora con materiali che parlano di corpo e territorio: stoffe recuperate dai mercati rionali di Napoli, pigmenti naturali estratti dalla terra vulcanica dei Campi Flegrei, fili di rame intrecciati a mano. Le sue tele di grandi dimensioni mostrano figure femminili in posture ambigue — né di resistenza né di resa — che sembrano emergere da una memoria collettiva ancora irrisolta.
«Mi interessa la soglia», ci dice Ferrante nel suo studio al Rione Sanità. «Quel momento in cui una cosa sta per diventare un'altra. Il corpo femminile nel Mezzogiorno è sempre stato uno spazio di contraddizioni enormi. Io non voglio risolvere quelle contraddizioni. Voglio abitarle."
La sua prossima mostra personale è prevista per la primavera 2025 alla galleria Lia Rumma di Napoli. Già segnalata dal Premio Furla 2024, Ferrante è considerata una delle voci più originali della sua generazione nel panorama meridionale.
2. Marco Visentini, 32 anni — Treviso / Berlino
Pratica artistica: video arte e performance
Visentini vive a cavallo tra il Nordest italiano e Berlino, e questa duplice appartenenza si riflette in modo evidente nel suo lavoro. I suoi video — proiettati spesso in spazi industriali dismessi — esplorano il rapporto tra identità maschile, lavoro e paesaggio post-industriale. Il Veneto della piccola impresa, con le sue capannoni e i suoi silenzi, diventa in Visentini uno scenario carico di significati latenti.
«Vengo da una famiglia di artigiani. Mio padre non ha mai capito perché facessi l'artista invece di prendere in mano l'azienda. Quel conflitto è il cuore del mio lavoro», racconta con disarmante franchezza.
La sua opera Turno di notte (2023), un video a tre canali di 47 minuti, è stata presentata alla Manifesta 15 di Barcellona e ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria internazionale. Nel 2025 sarà in residenza al MAXXI di Roma.
3. Amara Diallo Conti, 27 anni — Milano
Pratica artistica: scultura e fotografia concettuale
Nata a Milano da padre senegalese e madre lombarda, Amara Diallo Conti lavora sul tema dell'identità plurale con una precisione concettuale rara per la sua età. Le sue sculture combinano oggetti della tradizione artigianale africana con materiali industriali milanesi — alluminio, plexiglass, acciaio inox — creando ibridi visivi che rifiutano ogni lettura univoca.
«Non mi interessa rappresentare una cultura. Mi interessa mostrare cosa succede quando le culture si toccano, si sfregano, a volte si feriscono. Quello spazio di attrito è dove vivo io, ed è lì che lavoro."
Diallo Conti è stata selezionata per la residenza internazionale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nel 2024. La sua prima mostra personale in una istituzione pubblica è in programma per l'autunno 2025 al PAC di Milano.
4. Luca Strangio, 34 anni — Reggio Calabria / Roma
Pratica artistica: disegno, archivio e arte relazionale
Strangio è forse il più difficile da classificare tra i cinque. Il suo lavoro parte sempre da archivi — familiari, comunitari, istituzionali — e li trasforma in dispositivi partecipativi. Ha trascorso due anni a raccogliere fotografie di famiglia nei paesi della Locride, costruendo un archivio di oltre 4.000 immagini che è diventato la base per installazioni interattive in cui i visitatori sono invitati a ricollocare i ricordi altrui.
«L'archivio non è mai neutro. Ogni scelta di conservazione è una scelta politica. Io voglio rendere visibile quella politica."
Il suo progetto Custodi è stato acquisito dalla Collezione MACRO Asilo di Roma. Strangio rappresenterà l'Italia alla prossima edizione della Triennale di Milano con un lavoro inedito commissionato appositamente.
5. Sofia Marchetti, 30 anni — Bologna
Pratica artistica: arte sonora e installazione ambientale
Marchetti lavora con il suono come materia plastica. Le sue installazioni trasformano gli spazi architettonici in strumenti musicali viventi, dove le frequenze reagiscono alla presenza dei visitatori, alla temperatura, all'umidità. Formatasi al DAMS di Bologna e poi al Goldsmiths di Londra, porta nel suo lavoro una doppia formazione teorica e pratica che le permette di muoversi con disinvoltura tra la filosofia del suono e la tecnica elettroacustica.
«Il silenzio non esiste. Ogni spazio ha la sua voce. Io mi limito ad amplificarla."
La sua installazione Risonanze è stata presentata al festival Sonic Acts di Amsterdam nel 2024 con grande successo di pubblico e critica. Nel 2025 porterà un progetto site-specific alla Biennale di Venezia — la più giovane artista italiana selezionata per questa edizione.
Un futuro plurale
Ciò che accomuna questi cinque artisti non è uno stile comune né un manifesto condiviso. È piuttosto un atteggiamento: la disponibilità a lavorare con la complessità, a non semplificare, a cercare le domande più che le risposte. In un'epoca che chiede contenuti immediati e messaggi univoci, questa resistenza alla semplificazione è forse la loro caratteristica più preziosa — e più necessaria.