Long

Nato a Bristol nel 1945, dove vive e lavora.

Allievo della Saint Martin’s School of Art di Londra, Richard Long appartiene alla cerchia di artisti camminatori mossi da ragioni etiche ed ecologiche, riconducibili alla  Land Art,  movimento che si colloca nell’ambito dell’arte concettuale. A differenza di colleghi americani che non intervengono drasticamente sulla natura né vogliono lasciare tracce del loro passaggio, Long  con l’attraversamento di territori disabitati testimonia il valore della integrità della natura, lasciando traccie dietro di sé: il segno dei passi, linee e cerchi di sassi e rami e materiali trovati sul posto. Una raffinata segnaletica testuale ed odeporica, che grazie ad una scia di tracce materiche  si ricollega alla mentalità inglese più romantica dell’Old England, dove poeti e pittori traevano ispirazione dalle passeggiate nei distretti più pittoreschi, pensiamo soprattutto ai Lake Poets e alla pittura del paesaggio del XIX secolo. Delle passeggiate di Long rimangono pertanto testimonianze esili: fotografie, tracce, scritti di ricordi. Text Works ovvero quadri testuali, vere epigrafi moderne, dove non a caso viene impiegata la lettera che i romani definivano “capitale quadrata”, la più adatta a sintetizzare gli itinerari che Long ha compiuto rigorosamente a piedi.

Fin dalla sua prima opera, A Line Made by Walking 1967,  Somerset Inghilterra, appare chiaro dal titolo stesso la natura del suo intervento: la sua arte consiste nell’atto del camminare. Long cammina avanti e indietro disegnando con i suoi passi una linea diritta in un prato. Nel 1972 partecipa a Documenta di Kassel e nel 1978 alla Biennale di Venezia, dedicata in quell’occasione al rapporto tra l’arte e la natura.  Nel 1978 Circle in Africa, fatta di rami e tronchi d’albero con pietre e materiali trovati sul posto su un terreno in Malawi,  è stata documentata con scatti fotografici.

Due le opere dell’artista acquisite nella collezione del Museo regionale d’arte moderna e contemporanea di Palermo.

A Sicilian  Walk, 1997, è un Text Work, un quadro testuale, che al modo degli antichi epigrafisti scritto in capitale quadrata, documenta l’esperienza dell’attraversamento a piedi della Sicilia da Palermo ad Agrigento, racchiudendo in sè i ricordi  delle diverse tappe del viaggio; Circle of Life, 1997 – 2008, realizzata in pietra di Custonaci è stata allestita presso la Fondazione Orestiadi di Gibellina  secondo le finalità del museo diffuso sul territorio.

L’opera, che è una reinterpretazione della versione in perlatino di Sicilia, raffigurante un cerchio raggiato, già realizzata nel 1997 presso i Cantieri Culturali della Zisa, assomma in sè una performance, una scultura, un intervento nel paesaggio. “Il lavoro di Gibellina – spiega l’artista – incorpora nuove idee, per esempio, la pietra viene disposta anche in verticale e in orizzontale: una croce, infatti “riempie” il cerchio e corrisponde ai punti cardinali. L’asse nord/sud rappresenta l’asse magnetico della terra, quello est/ovest è, invece, il percorso del sole”.

Il  cerchio di circa sette metri di diametro, che come afferma Long “è’ l’idea platonica che porta in sé tante altre idee”, presenta una disposizione delle pietre a forma di croce, che secondo l’artista intende catalizzare l’energia vitale del luogo in direzione della città.

Tra le numerose esposizioni si ricorda nel 2009 “Richard Long, Heaven and Earth” presso la Tate Britain di Londra e la recente mostra “Richard Long Text Works 1990 to 2012” presso la Galleria Lorcan O’Neill di Roma, inaugurata a marzo di quest’anno, che rinnova l’attenzione verso l’artista  che attraverso le più ardite sperimentazioni dell’arte contemporanea si ricollega ad una visione culturale che unisce il presente ed il passato alla tradizione.

Benedetta Fasone